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FEMA, I PRIMI VENTI ANNI


20° FEMA
http://www.fema.ridersrights.org/20years/

www.mep-ride.eu

Giugno 1988: Strasburgo.

Sette motociclisti - un italiano, un inglese, un tedesco, un francese, un austriaco, un greco e un lussemburghese – siedono attorno a un pesante tavolo di legno, in un fumoso bistrot di Strasburgo. Ognuno di essi ha davanti a sé un grosso boccale di Kronenburg, con la sola eccezione del francese, che ha anche un bicchierino di Pastis con il quale “taglia” la sua birra.

Che si tratti di incalliti motociclisti si intuisce dall’aspetto: tutti indossano giubbetti ricoperti di toppe di varie fogge e colori e un congruo numero di spille e comunque sarebbe difficile, tra barbe, capelli lunghi e vistosi mustacchi, prenderli per impiegati di banca o farmacisti. La presenza di altrettante motociclette posteggiate davanti al locale conferma l’ipotesi che si tratti di motociclisti. Se state pensando che questa sia la solita barzelletta dove i sette si sfidano in una qualche demenziale competizione per dimostrare la propria superiorità (estesa ai connazionali), siete fuori strada.

Questo infatti è l’inizio di una storia vera, anche se forse non tutti i particolari descritti corrispondono alla verità ed è, per essere precisi, quello che potremmo chiamare “l’atto di nascita” della FEMA. I sette motociclisti in questione, infatti, appartenevano alle associazioni fondatrici di quella che prese il nome di Federation of European Motorcyclists (FEM) e si trovavano a Strasburgo perché avevano partecipato ad una grande manifestazione organizzata nel capoluogo alsaziano in difesa dei diritti dei motociclisti europei e contro i progetti di legge “motofobici” della Commissione Europea.

In quel fumoso bistrot (in Francia tutti i bar e i bistrot sono fumosi, non solo quelli equivoci), i “magnifici sette” decisero il nome, la sede e la ripartizione delle spese. Nominarono anche il Segretario Generale, Frank Pearson, più noto come Fat Frank per via della stazza non esattamente esile. La sede della FEM fu inizialmente stabilita in Inghilterra, nella regione dello Yorkshire, ma nel 1991 si decise di trasferirla in Belgio, in modo da consentire contatti frequenti con le istituzioni e i parlamentari europei. La nuova sede fu stabilita a Charleroi, una città ben collegata con Bruxelles (raggiungibile in circa mezz’ora), e dopo qualche mese Fat Frank lasciò il posto a Simon Milward. Simon rappresentò la vera svolta per la FEM: ben presto prese in affitto un appartamento in un quartiere semi-centrale di Bruxelles, distante pochi minuti dal Parlamento Europeo e dalla Commissione, e vi installò sia l’ufficio sia la sua stessa abitazione. Avete presente quando si dice “un tipo tutto casa e ufficio”? Beh, Simon era esattamente questo.
Lavorava sette giorni su sette, la sua vita era talmente intrecciata con il lavoro di Segretario Generale della FEM che non era materialmente possibile distinguere i momenti in cui era “in pausa”: sulla sua scrivania c’era sempre una tazza di caffè fumante, mentre sotto non mancava mai una cassetta di Birra Jupiler (altre tre o quattro casse erano stipate in bagno). La porta dell’appartamento era sempre aperta e, nonostante fosse ubicato all’ultimo piano di una palazzina senza ascensore e con una scala stretta e scomoda, il viavai di visitatori era continuo. Simon accoglieva tutti con una bottiglia di Jupiler e un caffè, anche quando si trattava di visite non proprio gradevoli, come nel caso dei poliziotti che gli notificavano qualche contravvenzione (era abbastanza indisciplinato).

La sua gestione è durata molti anni e ha visto la FEM crescere senza incertezze, sia nella considerazione di parlamentari e funzionari UE, sia nella popolarità tra i motociclisti, in Europa e anche oltre. Infaticabile e totalmente dedito a quella che considerava una missione più che un lavoro, Simon è stato il regista di tutte le edizioni dell’Euro Demo, la grande manifestazione organizzata di volta in volta a Londra, Bruxelles, Parigi, Bonn, con la partecipazione di decine di migliaia di motociclisti provenienti da ogni angolo dell’Unione. Si deve anche all’Euro Demo se la famigerata direttiva che avrebbe limitato a 100 HP la potenza delle moto fu ritirata, assestando così un durissimo colpo al suo più convinto e potente sostenitore, il Commissario europeo Martin Bangemann.

Nel 1998, dieci anni dopo la riunione nel fumoso bistrot di Strasburgo, dalla fusione di FEM ed EMA (European Motorcyclists Association), organizzazione sorella e fino ad allora concorrente, nasce la FEMA. Le nazioni rappresentate dalla nuova organizzazione, dalle sette che erano all’inizio diventarono quindici, con venti associazioni affiliate. La sede intanto fu trasferita poco lontano: ora è un vero ufficio, con due stanze e una sala riunioni degna di questo nome. La fusione con l’EMA ha comportato l’arrivo di alcune grandi associazioni come la svedese SMC (circa 75.000 soci) e la britannica BMF (oltre 20.000) e ha dato nuovo impulso a tutta l’organizzazione, che negli anni successivi ha accresciuto il suo peso politico, entrando in vari organismi dell’UE e dell’ONU.

Nel 2000 Simon Milward ha dato le dimissioni dalla carica di Segretario Generale ed è partito per un lungo viaggio in moto intorno al mondo, con l’intento di raccogliere fondi per sostenere i progetti umanitari delle associazioni Medecins Sans Frontieres e Riders for Health. Dopo la partenza di Simon, l’incarico di Segretario Generale della FEMA è stato affidato all’italiano Antonio Perlot e successivamente (dal 2006) alla belga Aline Delhaye. Nel marzo 2005 Simon è deceduto in un incidente avvenuto non lontano da Bamako (Mali). È possibile leggere i suoi resoconti di viaggio e conoscere lo stato di avanzamento dei progetti umanitari sul sito www.millennium-ride.com.

Quella fin qui descritta è, in estrema sintesi, la storia dei venti anni di esistenza della FEMA. Vent’anni sono un traguardo importante, non solo quando segnano simbolicamente il passaggio dall’adolescenza all’età adulta ma anche (o forse soprattutto), come in questo caso, quando ci si può voltare indietro e rendersi conto in un attimo di quanto tempo è trascorso, quante cose si sono fatte, quante persone si sono incontrate, quante battaglie si sono vinte e quante se ne sono perse. Ma soprattutto si capisce che se da vent’anni si combatte per difendere qualcosa, vuol dire che si sta facendo la cosa giusta e bisogna continuare, se possibile con ancor più convinzione ed energia.

Vent’anni di costante impegno in difesa dei diritti dei motociclisti europei meritano di essere celebrati degnamente, e infatti alla FEMA i preparativi sono iniziati già da un po’. Naturalmente, la ricorrenza vedrà la partecipazione attiva di tutte le organizzazioni nazionali aderenti, in particolare quelle “storiche” – per esempio il Coordinamento Motociclisti – che fanno parte del gruppo fondatore. Le iniziative in cantiere sono varie e numerose e sarebbe bello, oltre che opportuno, che le più importanti vedessero una apprezzabile presenza di motociclisti italiani.

Una bella occasione potrebbe essere il MEP RIDE, che quest’anno si svolgerà a Bruxelles il 25 Giugno e avrà un programma speciale comprendente una conferenza congiunta FEMA/FIM dal titolo “Le sfide future del motociclismo”.

Subito prima si raduneranno delle delegazioni di motociclisti (almeno dieci ciascuna) in rappresentanza di ogni Paese dell’UE: non credete che sarebbe triste constatare l’assenza di moto con la bandiera tricolore, considerato il ruolo che il nostro Paese da sempre ricopre nella costruzione dell’UE (e della FEMA)?

Mettete mano al calendario, organizzate le vostre ferie, risparmiate un po’ di soldi, preparate la vostra moto per il viaggio fin da ora, procuratevi un tricolore, pensate per tempo a dove sistemare il cane o il gatto per qualche giorno, insomma fate in modo di esserci: non ve ne pentirete. E già che ci siete, ricordatevi di iscrivervi al CM: sarà un modo per aiutare la FEMA a festeggiare di nuovo tra dieci anni (e anche in questo caso non ve ne pentirete).

Alla faccia di chi ci vuole male e non ha interesse a far migliorare le cose.

Di Riccardo Forte


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