13 aprile 2004.
Da qualche giorno pensavo di scrivere questa lettera, precisamente dopo aver avuto notizia dell'ennesimo assurdo incidente, probabilmente dovuto all'imprudenza: un frontale tra due moto, in alto Mugello, e due motociclisti al creatore. Secondo la stampa locale guidavano moto di grossa cilindrata e avevano circa quarant'anni.
Ci sono abbastanza elementi per avviare una profonda riflessione e le due lettere (MotoSprint 15/2004) che parlano delle crescenti difficoltà a cui vanno incontro i motociclisti in gita domenicale per via dei controlli, sempre più frequenti e pressanti, delle varie forze dell'ordine, mi sembrano l'occasione migliore per affrontare l'argomento.
Dico subito che non mi considero innocente, perché anche a me succede (a volte deliberatamente, altre no) di non rispettare le regole del Codice della Strada; e aggiungo che, in qualche occasione, non ho rispettato nemmeno quelle del buon senso. Poteva costarmi caro, ma evidentemente ho avuto fortuna e perciò ora sto molto attento a non sfidare ulteriormente la sorte: statisticamente, ho già vinto.
Vado in moto da oltre trent'anni, durante i quali ho avuto diversi grandi amori: prima il motocross ed il fuoristrada
in generale, poi la velocità e le moto sportive con relativo corredo di elaborazioni, poi le stradali tuttofare ed il turismo a corto e lungo raggio. So che il momento del matto, quello in cui ci si abbandona all'istinto ed alla rotture di regole e convenzioni, può capitare a tutti. Ma qui si vede la differenza tra chi, dentro il casco, ha un cervello e chi solo del gas inerte.
Il nostro paese, con la sua geografia così tormentata, è ricchissimo di strade invitanti che i motociclisti percorrono per divertirsi tra curve e saliscendi e, allo stesso tempo, ammirare panorami e scorci bellissimi e suggestivi. Alcune di queste strade, per vari motivi, sono particolarmente battute dagli appassionati, soli o in gruppo, con moto di ogni genere e cilindrata, soprattutto nel fine settimana e nei giorni di festa. E qui cominciano i problemi. Infatti, poiché la primavera si fa sentire anche tra gli esseri umani, oltre ai fiori sbocciano anche gli aspiranti campioni, quelli che scendono nel garage di casa in jeans e maglietta e ne escono completamente trasformati.Come il dottor Jekyll e Mr. Hyde, il Signor
Rossi si trasforma in Valentino Rossi. Questo, almeno, è quello che crede lui. Purtroppo però la realtà è ben diversa e
molto meno eccitante, a cominciare dal circuito sul quale lo sconosciuto campione si batterà con altri come lui. Mentre il vero Valentino corre in piste sicure, pulite e sorvegliate dai commissari di gara, l'altro, quello ruspante, si cimenta sulle statali (talvolta anche su certe autostrade), destreggiandosi tra pali, alberi, muretti, guardrail, fondo sporco e sconnesso, mentre altri privati vanno a passeggio nella direzione opposta. Ad un certo punto, preso dal sacro fuoco della competizione, tagli una curva: se gli va bene, si trova davanti la paletta dell'Appuntato; se gli va male, al posto della paletta ci trova il radiatore di un autobus o il cupolino di un altro come lui. C'è da chiedersi se ne valga la pena. A far bene i conti, direi di no.
L'incontro con l'Appuntato gli avrà salvato la vita (e forse non solo la sua), e questo è già un risultato apprezzabile; ma il portafoglio ne soffrirà molto più che per pagarsi un turno di prove libere sul più costoso dei circuiti, senza contare i punti in meno sulla patente ed il probabile ritiro della carta di circolazione, perché l'Appuntato certamente non tralascerà di verificare la regolarità della più nascosta delle viti. E a questo punto poco importa che il verbale punisca anche, ingiustamente, qualcosa che in realtà è perfettamente in regola. Anche gli Appuntati sono umani e perciò non
infallibili e per di più soggetti agli umori ed alle simpatie. C'è un solo modo per non incappare in uno di loro, magari nel giorno in cui è di cattivo umore, e consiste nell'adottare uno stile di guida responsabile e rispettoso delle regole del codice – anche se, talvolta, sono chiaramente inadeguate – e di quelle del buon senso. Potrà essere un po' meno divertente, ma si ritorna sempre a casa tutti interi e con il portafoglio alleggerito solo dal conto del ristorante.
E la domenica successiva si può fare il bis oppure andarsi a sfogare in pista.
Riccardo Forte