Chi siamo

DIFENDIAMO I NOSTRI DIRITTI!
di Riccardo Forte
Lettera rivolta ai motociclisti, alle associazioni, alla stampa ed alle aziende del settore.
I motociclisti, questo lo sappiamo tutti, non hanno mai goduto di particolare benevolenza, fin dagli albori del motociclismo ed in ogni parte del mondo. Vuoi perché - soprattutto agli inizi - erano considerati gente bizzarra (chi glielo fa fare ad andare in giro su un arnese instabile e rumoroso, quando potrebbero viaggiare su mezzi ben più comodi?) e perennemente sporchi di grasso e polvere, vuoi perché una certa filmografia li ha sempre dipinti a tinte alquanto fosche.
Poi c'è stato un periodo - più o meno dai favolosi anni '60 fino alla metà degli anni '70 - durante il quale sono stati quasi dimenticati.
Probabilmente quella è stata l'epoca migliore per gli appassionati delle due ruote, liberi di andarsene in giro senza troppi obblighi e preoccupazioni e nella sostanziale (e a volte eccessiva) indifferenza delle istituzioni.
Poi quel periodo è finito e gli occhi del governo hanno cominciato ad osservarci con intenzioni non sempre benevole e talvolta piuttosto rapaci. Questa tendenza è andata facendosi via via più marcata e sono arrivati i primi segnali: IVA pesante, aumento del bollo e dei passaggi di proprietà, una-tantum e tasse varie e fantasiose, divieti e nuovi obblighi...
Il processo di unificazione europea ha portato con sé gioie e dolori per tutti, ma per i motociclisti italiani i dolori - o le preoccupazioni - sono stati sicuramente più evidenti delle gioie, anche perché - a differenza dei loro omologhi degli altri paesi - non avevano un'organizzazione (la FMI, come pure le altre federazioni nazionali, non ha mai brillato in questo campo) che ne tutelasse i diritti e ne rappresentasse le istanze.
Per questo, nel giugno 1991, è nato il Coordinamento Motociclisti che, due anni dopo, ha aderito alla FEM (oggi FEMA), organo di rappresentanza dei motociclisti europei nei confronti delle istituzioni comunitarie (Commissione e Parlamento).
Nel corso di questi dodici anni, il CM si è fatto conoscere nell'ambiente motociclistico come in quello istituzionale e, nonostante le scarsissime risorse economiche ed umane, è riuscito ad ottenere alcuni importanti risultati e a mettere in luce alcune questioni a lungo ignorate o sottovalutate perfino tra i motociclisti. Tra queste, merita senz'altro di essere ricordato
il problema dei guard rail, di cui si è parlato recentemente anche in una puntata del programma televisivo Report, realizzata appunto con la collaborazione del Coordinamento Motociclisti.
Ora nuovi problemi si profilano per i motociclisti italiani: la decisione della Polizia Stradale di Savona di imporre, su alcune strade della provincia, limiti di velocità differenziati per moto e auto (rispettivamente 60 e 80) e scortare, dopo averli riuniti in gruppi, i motociclisti che vi transitano; si vocifera di provvedimenti analoghi nel Veneto; in ampie aree dell'Emilia Romagna e della Lombardia e in vari comuni, soprattutto nel periodo invernale, i divieti di circolazione colpiscono indiscriminatamente le due ruote a motore; per non citare il controllo dei gas di scarico, di cui si parla con sempre maggiore insistenza, l'annosa questione dei pedaggi autostradali, la cronica carenza di spazi di sosta nelle città, il disastroso stato delle strade, lo scarso numero di circuiti dove sfogare in sicurezza la propria passione ed il loro costo proibitivo, eccetera. Insomma, andare in moto sta diventando sempre più fonte di pensieri e preoccupazioni.
Eppure, sembra che i motociclisti italiani non se ne cruccino molto.
Qualche tempo fa, in Svizzera, si è diffusa la notizia che il governo avesse allo studio l'ipotesi di introdurre durissime misure repressive, tra cui la limitazione meccanica della velocità delle moto a 80 km/h: è bastato che si diffondesse questa voce, perché motociclisti e operatori (concessionari, rivenditori di accessori, meccanici) si organizzassero per contrastare i piani del governo. In poche settimane è nata un'associazione per i diritti dei motociclisti (IG-Motorrad) che ha raccolto ben 210.000
firme e alcune migliaia di soci ed ha organizzato una manifestazione di protesta che, lo scorso 17 maggio, ha visto confluire a Berna 35.000 motociclisti da ogni angolo del paese, provocando il blocco quasi totale della rete autostradale elvetica.
In Italia invece è un tutto un fiorire di nuove associazioni: contro il caro-piste, contro i guard-rail, contro il caro-assicurazioni e così via. Nella maggior parte dei casi, esaurita la spinta dell'entusiasmo iniziale, queste organizzazioni sopravvivono in ambito locale oppure scompaiono nel nulla, mentre i problemi restano.
Il nostro paese, con circa nove milioni di veicoli a due ruote, ha un potenziale enorme in termini di potere contrattuale e capacità di influenza sulle politiche della mobilità e su tutto ciò che gravità intorno ad essa, ma non riesce fare nemmeno quello che fanno gli amici svizzeri.
L'Italia può a ragione fregiarsi del titolo di patria del motociclismo: qui sono nati i marchi che hanno fatto la storia della moto, qui i campioni, le corse, i circuiti, le innovazioni tecniche ed i progettisti più celebrati. Molti italiani, quando escono di casa ed inforcano la loro moto, si sentono depositari di questo patrimonio tecnologico e sportivo e spesso lo dimostrano esagerando su qualche invitante strada statale (e sarebbe bene che se ne astenessero); gli stessi però si adattano senza discutere (o, al massimo, mugugnando sommessamente) ad ogni ingiustizia o vessazione di cui sono sempre più spesso fatti oggetto. E non si rendono conto che, così facendo, non solo rinunciano ai loro diritti sacrosanti, ma contribuiscono alla progressiva distruzione di un patrimonio che è anche culturale.
Sembra proprio che gli italiani siano incapaci di organizzarsi e di rivendicare i loro diritti, preferendo trovare, di volta in volta, una soluzione individuale (scorciatoia) ai problemi.
Alla faccia di quel detto che recita: l'unione fa la forza.
Ma cambiare è possibile, purché se ne abbia la volontà.
Il Coordinamento Motociclisti è nato per questo, ma ha bisogno del sostegno di tutti, nell'interesse di tutti. Non ha partiti alle spalle, né interessi economici, ma solo la voglia di far rispettare i motociclisti ed i loro diritti, perché i motociclisti non sono cittadini di serie B.
Questa lettera vuole essere un invito a tutti - singoli motociclisti, gruppi, associazioni, aziende e stampa del settore - a fare ciascuno la sua parte per sostenere il CM e metterlo in condizione di far pesare la NOSTRA voce.
Alternative, purtroppo, non ce ne sono.
Alternative, purtroppo, non ce ne sono.
Riccardo Forte - Presidente Coordinamento Motociclisti
Pagina precedente: la moto logora chi non ce l'ha.
Pagina successiva: Perchè sostenere il Coordinamento Motociclisti